Alla corte dello Scià di Persia


Nel 1956 Luigi Bosio a 36 anni lascia Leffe e parte per Tehran capitale dell’Iran (nota come Persia).Viene incaricato di trasformare una piccolissima tessitura locale (4 telai malconci) in una fabbrica per produrre coperte. Sotto la sua direzione verrà installata una tintoria, una filatura, la tessitura, il finissaggio (garzatrici) e confezione. Tutto con macchinari Italiani. Sembrerà strano produrre coperte a Tehran ai confini del deserto, ma questa città si trova a oltre 1200 metri sul livello del mare e malgrado d’estate si raggiungono facilmente i 40 gradi, d’inverno fa molto freddo (si arriva a – 5 gradi e spesso nevica).

Dopo un anno si rende conto che ci sono le condizioni per portarci la famiglia e infatti il 23/8/1957 arriva la moglie Maddalena con Mariarosa di 5 anni e Gianfranco di 3 anni. In questa città che oggi conta oltre 8 m ilioni di abitanti, c’è una bella comunità di Italiani che fanno riferimento alla chi esa con i sacerdoti Salesiani, tra l’altro il curato era un Bergamasco di Osio. Ci sono anche le scuole gestite dalle suore “Figlie di Maria Ausiliatrice”.

L’azienda continua a crescere; viene aggiunta una fabbrica per la produzione di piastrelle in ceramica (tecnici di Sassuolo) una di plastica poi gommapiuma, gelati ecc. Luigi è anche il referente dei tecnici Italiani, fa da traduttore, li consiglia su come muoversi con le maestranze Iraniane e spesso li porta a casa per dare loro un poco di conforto e atmosfera familiare …leggi pranzi all’Italiana.

Nel 1972 il rientro a Leffe per gestire una tessitura ubicata nello stabile che ora ospita il Museo del Tessile e il magazzino comunale. Successivamente tornerà diverse volte in Iran come tecnico della Somet.

Nelle foto la visita dello Scià di Persia (Mohammad Reza Pahlavi) allo stabilimento si può vedere anche un assortimento di carderia, machinù).
Gianfranco Bosio