Ricordi di un’ottantenne


Il caldo primaverile del recente periodo Natalizio, mi ha risvegliato la voglia di scarabocchiare su un foglio bianco.

Lo spunto parte dal fatto che la ”statistica” italiana mi considera già…”scomparso”. Il maschio Italiano mediamente cessa di vivere quando ha compiuto gli OTTANTANNI più 4/5 mesi.
E’ noto che gli anziani amano ricordare gli episodi giovanili o addirittura infantili. Parto dagli anni 1943/45, i più duri per l’Italia impegnata nella Seconda Guerra Mondiale. I miei ricordi da adolescente sono ancora vivi nella memoria.
Nel 1944/45 è caduta l’unica bomba “scaricata” nella Val Gandino, ma l’ordigno bellico non è scoppiato. Tuttavia la paura di un bis, con effetti più negativi, è durata parecchio tempo.
Ancora in quel periodo è avvenuta la tragica azione del mitragliamento del treno, nella zona di Colzate.
Di questo episodio ho ancora impresso nella mente l’aereo che si abbassava in picchiata. Istintivamente ho detto ai miei compagni di gioco:”guardate l’aereo che sta cadendo”. Non ho fatto in tempo a dire l’ultima parola e immediatamente ho sentito il rumore del mitragliamento ; solo più tardi si è saputo della tragedia.
Tra i feriti, una persona che abitava nello stesso  condominio di fronte alla strada provinciale.
Altro episodio accaduto fuori casa nei mesi precedenti la fine della guerra. Nelle scuole elementari di Leffe, già dal 1944, erano stati collocati dei prigionieri Russi, con relativo sgombero degli alunni.
Quando ormai nel Nord dell’Italia la guerra era vicina alla conclusione, i prigionieri vengono trasferiti  altrove (forse come ostaggi). Avevo già sentito dagli adulti il giorno prima del possibile trasferimento; per noi bambini era un avvenimento da osservare. Quando il gruppo è arrivato al bivio Leffe/Gandino, il Comandante ferma i prigionieri. Noi eravamo già vicini ad una finestra del solaio; il Comandante dopo un breve sguardo alla zona per il controllo, ha puntato la mitragliatrice verso di noi. Ricordo ancora con terrore, la “sventagliata” che ha colpito e rotto le tegole al di sopra di un metro delle nostre teste.
L’ultimo episodio di quel periodo che ha coinvolto dei militari tedeschi, è avvenuto a Bergamo ed è interessante per valutare il diverso comportamento  dei due Comandanti.
Ero a Bergamo da una zia per una breve vacanza. In quei giorni la cuginetta mi prestava la sua bicicletta e con grande gioia pedalavo su una strada sterrata vicino a casa. Nell’ultimo giorno, da una strada laterale, all’improvviso arriva un gruppo di militari. Immediatamente freno, ma la bicicletta su quel terreno è scivolata e sono caduto a terra vicino al Comandante. Il medesimo si è subito avvicinato; Io terrorizzato sono scappato!
Sono ritornato a casa pieno di polvere e la zia mi ha chiesto cos’era successo. Dopo aver raccontato quanto accaduto, mi ha tranquillizzato spiegandomi  che il Comandante voleva solo aiutarmi!

Vico Coretti