Arturo Zenoni “Vapore” 1913 – 1972


La sera del 3 Novembre 1972, morì a soli 58 anni il compianto generale Arturo Zenoni. Questo era il suo nome secondo l’anagrafe, ma pochi lo sapevano che per la popolazione di Leffe e dei paesi circonvicini egli era solamente “VAPORE” e con lui se n’è andò forse l’ultima tipica espressione dell’esuberanza leffese che l’ha voluto con pochi altri come genuino prototipo della propria estroversa e sprizzante genialità.

Galantuomo di razza, schietto senza mezze misure, crebbe ed educò sul suo stampo una famiglia con ben sette figli, eppure i suoi interessi di uomo socievole e gaio si allargarono in una molteplicità di contributi alla vita della comunità di Leffe.

Per decine di anni in paese non ci fu festa civile e religiosa di cui non fosse stato protagonista geniale e estroso. La sua presenza animava le compagnie e rallegrava i conviti. È più facile dire quali strumenti musicali non sapesse suonare che enumerare quelli in cui ci sapesse fare, dalla fisarmonica all’organo di chiesa, dalle campanine, grazioso strumento di suo conio, al potente complesso campanario della Prepositurale, del quale per decine d’anni fu il concertista assiduo e appassionato quanto valente. Conosceva la tonalità di quasi tutti i concerti campanari della diocesi e i principali li aveva più volte sperimentati di persona in occasione delle solennità religiose.

Fu tra i protagonisti della ricollocazione in paese delle campane dopo l’ultima guerra; si prodigò per il corpo musicale e per la scuola di canto, creò ed eseguì le illuminazioni per le sagre locali. Fu per trent’anni ” l’ascensorista della Madonnina ” di Leffe: con uno speciale argano faceva scendere dalla nicchia lo stupendo gruppo fantoniano della Pietà, per poi ricollocarlo nella propria sede il giorno dopo la festa (tradizione tuttora vigente).

Fu l’artefice ufficiale delle feste Leffesi; rimarrà sempre l’indimenticabile promotore dei fuochi di S.Rocco.

Sentendosi prossimo alla fine, espresse il desiderio di salutare il paese con una scarica di salve il giorno del suo funerale. Così avvenne, gli amici vollero soddisfare questo suo ultimo desiderio, ed una scarica di bombe lanciate all’altezza del cimitero lo salutò nel suo ultimo viaggio. Anche alcuni membri della “mandolinistica” , da lui voluta e sostenuta, dopo il rito religioso vollero eseguire in suo onore, tra il più rigoroso silenzio, uno dei pezzi del repertorio a lui più caro. Con lui scomparve certamente una delle più cartteristiche figure del paese, e sempre la popolazione sentirà tristezza per i suoni ed i ” dolci rumori ” di cui la sua scomparsa ha impoverito il paese.

Articolo di D.Giorgio Longo dal libro di Luigi Nodari “tradizioni e folklore nella bergamasca” riadattamento e riduzione a cura di F.Pezzoli